Di cosa mi occupo

In alcuni momenti della vita può succedere di stare male, di trovarsi in situazioni di disagio e sofferenza, di sentirsi tristi, di avere scarsa autostima, di provare ansia o paura per qualcosa, di sentirsi confusi davanti a decisioni importanti e a situazioni impreviste, di avere delle difficoltà nelle relazioni interpersonali o nella gestione della rabbia e dello stress.

O ancora ci si può trovare di fronte a incomprensioni familiari, a difficoltà scolastiche ed evolutive, oppure si può avere la necessità di un sostegno alla genitorialità o di un supporto in momenti particolari quali adolescenza, gravidanza, crisi di coppia o divorzio, malattia, pensionamento, lutto.

Queste situazioni possono generare un crescente disagio nelle persone coinvolte, portare ad un peggioramento della qualità della vita e compromettere il benessere psicofisico.

Parlare con qualcuno di queste difficoltà è una esigenza del tutto naturale e può aprire delle possibilità importanti: da un lato evita che i disagi degenerino, dall’altro può  costituire un primo ed importante inizio verso il cambiamento e quindi verso il benessere.

cambiamento

Se state attraversando un momento difficile, se avete la necessità di parlare con una persona che accolga le vostre difficoltà e soprattutto, se sentite di voler iniziare un percorso di cambiamento che vi aiuti a stare meglio, potete contattarmi per fissare un appuntamento.

Cercherò di accogliere le vostre richieste, di dare una risposta immediata, o quanto meno in tempi brevi quando possibile (due, tre incontri), oppure di definire un percorso costituito da una serie di incontri che si sviluppano nel tempo, generalmente a cadenza quindicinale e mensile. A seconda della specifica situazione, gli incontri possono essere rivolti alla singola persona, alla coppia, alla famiglia.

In estrema sintesi mi occupo sia di interventi di tipo preventivo ed informativo rispetto a questioni che si presentano regolarmente nel ciclo di vita, sia di interventi rivolti a problemi più incisivi che compromettono il benessere psicofisico delle persone coinvolte.

Forse vi starete chiedendo: perché questo lungo discorso anziché un semplice elenco? I motivi sono diversi.

  1. Non amo le diagnosi e le “etichette”, preferisco parlare genericamente di disagi o di difficoltà, piuttosto che di “ansia”, “depressione”, ecc. Prima di tutto perché le “etichette” tendono ad omologare, trascurando quelli che sono i vissuti specifici di una persona. In secondo luogo, le “etichette” fanno sembrare un problema insuperabile, rendono più difficile il cambiamento e la valorizzazione delle risorse che ognuno possiede.
  2. Il modello di riferimento al quale aderisco maggiormente (vedi ‘modello di riferimento’) considera il problema, qualunque esso sia, come un problema relazionale. Il problema che una persona può portare, in tale accezione, va oltre la singola persona (e la diagnosi eventualmente attribuita) perché va visto all’interno del sistema nel quale la persona è inserita e il significato che assume all’interno di questo sistema.
  3. Spesso gli elenchi di diagnosi trascurano tutti quegli interventi che lo Psicologo può svolgere in merito alla prevenzione, all’informazione e all’orientamento rispetto a fasi critiche del ciclo di vita ma che non hanno a che vedere con disturbi ben definiti.

Nonostante questo mio personale punto di vista, sono consapevole del fatto che spesso non si può fare a meno di diagnosi ed “etichette”: semplificano la realtà e rendono più facile la comunicazione. Per questo motivo in ogni pagina del sito potrete trovare, nonostante la mie premesse,  anche l’elenco dei problemi per i quali potete richiedere una consultazione.